Barbara Stanchi

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 2 post - dal 1 a 2 (di 2 totali)
  • Autore
    Post
  • in risposta a: Termini vendita delegata e sospensione feriale #7386

    Grazie a Te …. il sostegno nel momento dell’esordio …. è importantissimo
    Ciao e Buon lavoro Barbara

    in risposta a: Termini vendita delegata e sospensione feriale #7377

    Va in primo luogo evidenziato che dalla consultazione dei repertori non è dato rinvenire alcuna decisione giurisprudenziale avente ad oggetto la problematica prospettata. Per l’effetto, la soluzione va ricavata calando la tematica nel panorama normativo di riferimento, al fine di verificare se il termine per la presentazione delle offerte (ossia, il termine di 90-120 gg.) ed il termine per la pubblicità (ossia, il termine di 45 gg.) abbiano natura processuale ed, in caso di esito positivo, se a detti termini sia applicabile la sospensione feriale considerando che si è in presenza di termini operanti nel campo del processo esecutivo.
    I dati normativi di riferimento sono costituiti dagli artt. 490,3° e 569,3° c.p.c., rispettivamente in tema di termine per la pubblicità e di termine per la presentazione delle offerte, nonché dall’art. 3 L. n. 742/1969 che fissa la regola dell’inapplicabilità della sospensione feriale ai termini processuali in materia civile limitatamente alle materie di cui all’art. 92 dell’ordinamento giudiziario 30 gennaio 1941, n. 12 e di cui agli artt. 429 e 459 c.p.c., all’uopo richiamati dall’art. 3, cit. .
    In tale sede riguardante il processo esecutivo, va preso in considerazione l’art. 92, cit., denominato “Affari civili nel periodo feriale dei magistrati”, a mente del quale “Durante il periodo feriale dei magistrati le corti di appello ed i tribunali trattano le cause civili relative ad alimenti, alla materia corporativa, ai procedimenti cautelari, ai procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione, ai procedimenti, per l’adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari, di sfratto e di opposizione all’esecuzione, nonche’ quelle relative alla dichiarazione ed alla revoca dei fallimenti, ed in genere quelle rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti.”
    La sussumibilità dei termini in parola nella categoria del “termine processuale” trova fondamento nei suindicati dati normativi di cui agli artt. 490,3° e 569,3° c.p.c. e nella natura giuridica dell’ordinanza di delega delle operazioni di vendita che fissa e disciplina tali termini e le modalità della pubblicità.
    E’ principio giurisprudenziale acquisito quello secondo cui l’ordinanza di delega delle operazioni di vendita “è la lex specialis che regge, se del caso anche con provvedimenti ulteriori (ed alla sola ovvia condizione che non si tratti di previsioni assolutamente abnormi o contra legem) rispetto al contenuto minimo previsto dalla legge, la singola vendita della singola procedura esecutiva” (così, Cass., 07/05/2015, n. 9255). La Corte di legittimità per elaborare il suindicato insegnamento giurisprudenziale è (per così dire) partita dalla considerazione che “la fase della vendita perdura dall’ordinanza con cui si stabiliscono le modalità e la data della vendita forzata, ex art. 576 cod. proc. civ. fino al provvedimento di trasferimento coattivo, del bene, ex art. 586 cod. proc. civ., che segue l’aggiudicazione, sicchè la fase stessa comprende, oltre quest’ultima, anche gli atti preparatori, quali le forme di pubblicità legale e quella aggiuntiva dal giudice, l’assenso dei creditori ammessi al passivo con diritto di prelazione, le modalità previste dalla legge per il versamento del prezzo“ (così, Cass., 07/05/2015, n. 9255).
    Alla luce di quanto sopra è possibile concludere che i termini in parola hanno natura processuale poiché riguardano gli atti preparatori della fase della vendita.
    A questo punto per indagare l’applicabilità della sospensione feriale ai termini in parola operanti nel campo del processo esecutivo, va posta l’attenzione sulla circostanza che l’art. 92, cit., è considerata norma eccezione e, quindi, insuscettibile di lettura analogica. Difatti, sulla base di tale principio la Corte Costituzionale ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale posta con riferimento all’art. 3 Cost. avente ad oggetto la presunta disparità di trattamento tra situazioni presuntivamente omogenee quali il termine per il deposito della relazione notarile (art. 567 c.p.c.) ed il termine per l’opposizione all’esecuzione. Sul punto la Corte Costituzionale rileva: “Le censure del remittente si appuntano sull’interpretazione della norma offerta dal diritto vivente, poichè la Corte di cassazione, con orientamento consolidato, ha interpretato estensivamente la portata derogatoria dell’impugnato art. 3, fino a ricomprendervi i provvedimenti di opposizione a precetto, di accertamento dell’obbligo del terzo, le controversie distributive e i giudizi endoesecutivi, ma ha escluso la sua applicabilità agli atti del processo esecutivo. Tale differente trattamento a parere della Corte di legittimità, trova ragione e giustificazione nella portata degli artt. 1 e 3 della legge n. 742 del 1969, aventi, rispettivamente, natura generale l’uno ed eccezionale l’altro, e nella divergenza strutturale esistente tra il processo esecutivo e le opposizioni all’esecuzione. Il modello di rito ordinario di cognizione, che accomuna queste ultime, consente l’applicabilità dell’art. 3 a tutti gli incidenti di esecuzione, mentre la natura non contenziosa del processo esecutivo precluderebbe la sua inclusione nell’ambito della deroga, in ragione del divieto posto dall’art. 14 delle disposizioni sulla legge in generale, che esclude l’interpretazione analogica di norme eccezionali” (così, Corte Cost. 20/07/2016, n. 191). A fronte della questione così rimessa, la Corte Costituzionale ha così concluso: “La diversità strutturale dei due tipi di procedimenti non può essere ricondotta ad unità sul presupposto dell’esigenza di celerità comune ad entrambi, ben potendo il legislatore, nell’esercizio della sua discrezionalità, soddisfare tale esigenza mediante discipline differenziate, con l’unico limite costituito dalla non arbitrarietà e irragionevolezza della scelta compiuta (ex plurimis, sentenze n. 237 del 2007 e n. 341 del 2006; ordinanze n. 405 e n. 376 del 2007, n. 101 del 2006). Nell’ambito del procedimento esecutivo il legislatore ha ritenuto di soddisfare tale esigenza mediante la previsione di un termine perentorio, prorogabile una sola volta per giusti motivi, per l’acquisizione della documentazione ipocatastale. La durata di esso, originariamente pari a centoventi giorni e, successivamente, ridotta a sessanta giorni, è correlata alla necessità di garantire l’acquisizione completa della documentazione attestante l’appartenenza del bene pignorato al debitore e la sospensione della sua decorrenza durante il periodo feriale è ragionevolmente correlata al rallentamento delle attività degli uffici preposti al rilascio della suddetta documentazione. Quanto, invece, alle opposizioni all’esecuzione, l’esigenza di celerità è perseguita mediante la deroga alla sospensione dei termini feriali anche in considerazione della peculiarità del procedimento che, nella prassi giudiziaria, può prestarsi ad un utilizzo strumentale con finalità dilatoria da parte del debitore assoggettato all’esecuzione. La non omogeneità delle situazioni poste a confronto e la ragionevolezza delle discipline a cui sono assoggettate comportano il rigetto della questione di legittimità costituzionale” (così, Corte Cost. 20/07/2016, n. 191).
    Ne deriva che i termini processuali in parola (termine per la presentazione delle offerte e termine per la pubblicità), ancorchè operanti nel campo del processo esecutivo, sono assoggettati alla sospensione feriale poiché tali termini si inseriscono nella sequenza degli atti procedimentali per la realizzazione del credito, ossia si inseriscono nella sequenza degli atti che vanno a formare il processo esecutivo; e conseguentemente, non riguardano la fase ontologicamente diversa delle opposizioni. Unica fase, quest’ultima, normativamente esclusa dall’applicazione della sospensione feriale.
    Una conferma (per così dire a contrario) della natura eccezionale dell’art. 92, cit., si rinviene nell’applicazione della sospensione feriale ai termini per l’instaurazione del giudizio divisionale endoesecutivo: “Ciò in considerazione del fatto che detta norma di diritto processuale (quella di cui all’art. 92 Ord. Giud.), si applica a tutti i procedimenti, ad esclusione di quelli espressamente menzionati nel corpo della disposizione normativa e che il procedimento in questione costituisce giudizio autonomo rispetto al procedimento esecutivo (inteso come opposizione all’esecuzione) (nel caso di specie è stata esclusa la intervenuta decadenza del creditore procedente nella instaurazione del giudizio).” (così, Trib. Milano, 07/09/2016, Sez. III civ., n. 9957).
    Inoltre, a conferma della natura eccezionale dell’art. 92, cit., si rileva che il Legislatore per introdurre altre ipotesi di deroga all’applicazione della sospensione feriale ha proceduto all’espressa modifica della disposizione in parola. Si tratta delle modifiche introdotte nel 2001 e nel 2004 in tema rispettivamente di “adozione di ordini di protezione contro gli abusi familiari” (L. 04/04/2001, n. 154) e di “procedimenti per l’adozione di provvedimenti in materia di amministrazione di sostegno, di interdizione, di inabilitazione” (L. 09/01/2004, n. 6).
    Per completezza, si rappresenta che secondo l’insegnamento giurisprudenziale l’esclusione della sospensione feriale rispetto ai termini dell’opposizione all’esecuzione “deve intendersi riferito all’intero corso del procedimento, sicche’ esso fa indiscutibilmente riferimento anche ai termini per proporre ricorso per cassazione: la norma citata, difatti, anche nella parte in cui richiama l’articolo 92 dell’ordinamento giudiziario, si riferisce pur sempre a controversie che abbiano una determinata natura (tale, cioe’, da giustificare l’esigenza di una sollecita trattazione), e non gia’ all’organo giudiziario presso il quale pende la controversia medesima” (così, Cass., 07/02/2012, n. 1678).

Stai visualizzando 2 post - dal 1 a 2 (di 2 totali)